And you may ask yourself…

Cose da fare a fine anno: aprire un blog. Un po’ per fuggire dalla tirannia dei social network, un po’ per fissare qualcosa. Insomma, da oggi su queste pagine, e in parallelo su quelle del gemello This Is Pop?, ci saranno i miei pensieri, le mie attività e, spero, tanta buona musica.

Nel frattempo, quest’anno ci siamo difesi bene con più di cento puntate in radio, l’esordio da giurato e moderatore, una cinquantina tra articoli per l’online e la carta e, soprattutto, un libro attraverso il quale ho avuto il piacere di parlare con persone straordinarie.

Da domani i buoni propositi diventeranno piccole grandi sfide quotidiane, ma forse il grande impegno sarà continuare ad avere la forza di sognare. And you may find yourself…

Politics

La musica ha sempre avuto la capacità di descrivere i cambiamenti sociopolitici che attraversano determinati periodi storici. Gli ultimi anni non fanno eccezione: eventi che stanno segnando le dinamiche sociali come l’elezione di Donald Trump e il referendum sulla Brexit sono due estremi che intersecano problematiche legate alla questione razziale, al tema del gender e all’abuso di potere a sfondo misogino, all’era della post-verità e alle reazioni contro gli attacchi terroristici internazionali. Politics. La musica angloamericana nell’era di Trump e della Brexit prova ad analizzare la connessione tra gli accadimenti storici che stiamo vivendo da vicino e un’intensa e variegata produzione musicale che accomuna le due sponde dell’oceano Atlantico. Si tratta di una reazione estetica e concettuale figlia di un passato che va dalla controversa iconoclastia dei Sex Pistols alle ribellioni elettriche contro l’intervento in Vietnam di Jimi Hendrix, passando per le invettive politiche di Bob Dylan e le provocazioni anti-Thatcher degli Smiths.

Gli eredi di questa tradizione si muovono attraverso un intricato presente incastrato tra accelerazionismo e realismo capitalista, rivestono la canzone di protesta di nuovi significati, alla luce di un futuro che è già passato e diventa retromania, e cercano punti fermi per una società liquida segnata dalla crisi finanziaria del 2008. I vincitori dei Grammy 2018 Lcd Soundsystem e National, PJ Harvey, Moby, Algiers, Kendrick Lamar, i rapper del grime e della trap, e tanti altri ancora, ci mostrano come quella che stiamo vivendo sia un’era di incertezze ma, allo stesso tempo, di opere dal forte significato umano e sociale.

Rassegna stampa

Scream & Shout

Gli Arcade Fire sono uno dei pochi gruppi indie riuscito nell’intento di squarciare il velo del mainstream con una manciata di album osannati dalla critica e una potenza live che li ha caratterizzati sin dagli esordi. Se Funeral e Neon Bible hanno attirato l’attenzione della stampa e di personaggi del calibro di David Bowie, Lou Reed e David Byrne, The Suburbs, grazie anche alla vittoria ai Grammy del 2011, ha segnato una vera e propria esplosione in termini di fama che non ha scalfito l’integrità artistica della band. Per questo collettivo di musicisti così eterogeneo e im­prevedibile ogni nuovo album è una sfida a migliorarsi, un tentativo di fondere nuove sonorità alla propria cifra stilistica consolidatasi nel tempo eppure in costante aggiornamento.

La storia, la musica e l’alchimia che lega i fratelli Win e Will Butler, Régine Chassagne, Richard Reed Parry, Tim Kingsbury e Jeremy Gara hanno contribuito a rendere questa scalata al successo un percorso lungo e intenso in cui l’ambizione e la determinazione hanno giocato un ruolo fondamentale. Scream & Shout ripercorre la storia del gruppo di Montréal scandagliando gli aneddoti, le canzoni, i testi, le copertine e le influenze musicali che hanno determinato l’ascesa di quella che per il «Telegraph» è la «miglior band dal vivo del mondo» e tentando di consegnare un ritratto veritiero del collettivo in quello che, a oggi, è il libro più completo e aggiornato sugli Arcade Fire.

Rumore

Rumore è da oltre 25 anni il mensile di riferimento per la cultura alternativa italiana. Musica (rock, alternative, metal, indie, elettronica, avanguardia, hip hop), soprattutto, ma anche libri, cinema, fumetti, tecnologia e arte. Per chi non si accontenta del “rumore” di sottofondo della quotidianità offerto dagli altri magazine. Una chiave d’accesso mensile a tutti i temi e i personaggi rilevanti e rumorosi di oggi e di ieri. Grazie ad alcune delle migliori firme musicali in circolazione e alla scelta dei contenuti, Rumore fa da filtro al vasto mondo della musica rock e a tutto quello che gli gira intorno.